Difterite: dai sieri dei cavalli agli anticorpi umani

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Contro la difterite arrivano nuovi anticorpi umani prodotti in laboratorio, che potrebbero rappresentare un’alternativa cruelty free a quelli attuali, isolati dai cavalli. Lo studio è stato finanziato da un consorzio per il benessere animale.

La sieroterapia contro la difterite valse a Emil von Behring, che la scoprì alla fine dell’Ottocento, il primo premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1901. Ad oggi, dopo più di cento anni, quello di von Behring è ancora il trattamento di elezione insieme alla terapia antibiotica. Ma la pratica oggi fa storcere il naso alle associazioni animaliste, poiché si basa sul’iniezione della tossina responsabile della malattia in cavalli sani, così che producano un siero ricco di anticorpi da inoculare nei pazienti. Il benessere animale è ormai considerato una priorità nella ricerca biomedica, e anche nel caso della difterite c’è chi vorrebbe sostituire questa tecnica antiquata con una nuova e soprattutto “cruelty free”. Un gruppo di scienziati finanziato da un consorzio per il benessere animale  è riuscito a produrre anticorpi umani contro la tossina difterica a partire da cellule cresciute in laboratorio, facendo a meno dei cavalli.

Difterite: una malattia quasi dimenticata

La difterite è quasi scomparsa in occidente, grazie soprattutto all’introduzione del vaccino. Così sta scomparendo anche il ricordo delle terribili sofferenze causate da questa malattia, come accade per molte delle malattie oggi prevenibili grazie ai vaccini. Ma la difterite rimane endemica nei paesi in via di sviluppo, che hanno programmi vaccinali meno efficienti e condizioni igienico-sanitarie peggiori. E continua a mietere vittime, con tassi di mortalità del 20-30% fino a punte del 50%.

È causata da una tossina prodotta dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che infetta le vie aeree superiori, uccide le cellule e lascia uno strato grigiastro di tessuto morto che blocca l’accesso di aria.  Quando von Behring iniziò a studiare la difterite, ancora 6 pazienti su 10 morivano tra atroci sofferenze, poiché l’infezione rendeva quasi  impossibile respirare. Il suo metodo fu una vera rivoluzione, e aprì la strada a una maggiore comprensione degli anticorpi e del sistema immunitario, inaugurando di fatto l’immunologia moderna.

Il metodo von Behring

Consiste nell’iniettare la tossina difterica in animali da laboratorio per stimolare il loro sistema immunitario a produrre un siero ricco di anticorpi contro la tossina, il cosiddetto anti-siero, che poi viene inoculato nei pazienti. La sieroterapia è usata ancora oggi per curare l’infezione, insieme agli antibiotici. L’anti-siero viene prodotto nei cavalli: anche se l’iniezione della tossina non causa loro alcun danno permanente, le linee guida per il benessere animale impongono, quando possibile, l’uso di alternative. In questo caso, a finanziare la ricerca di metodi alternativi, è stato il PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), che ha denunciato il maltrattamento dei cavalli nei siti di produzione.

Verso anticorpi umani

Nel 2016, Michael Hust dell’università di  Braunschweig, ha usato i fondi messi a disposizione dal PETA per realizzare anticorpi umani contro la tossina difterica con una  tecnica chiamata “phage display”. I ricercatori hanno immunizzato tre persone contro la difterite, usando il vaccino classico che contiene la tossina inattivata; hanno dunque isolato dal loro circolo sanguigno le cellule immunitarie che producevano anticorpi contro la tossina. Hanno identificato i geni responsabili della produzione degli anticorpi e li hanno trasferiti all’interno dei fagi, un gruppo di virus che infettano solo i batteri. I fagi producono gli anticorpi sulla loro superficie, e così i ricercatori possono selezionare quelli che legano la tossina batterica con maggiore affinità. Una combinazione di due o tre tra gli anticorpi più forti ha prodotto buoni risultati sia in vitro che in vivo, e ora gli scienziati sperano di accedere alla sperimentazione clinica sugli esseri umani. Tutto senza scomodare neanche un cavallo.

La procedura potrebbe richiedere anni e soprattutto costerà milioni di dollari. I soldi potrebbero essere l’ostacolo più grande, poiché la difterite è una malattia ormai relativamente rara e poche imprese sarebbero disposte ad investire grandi somme di denaro nella tecnica di Hust. La speranza è di raccogliere finanziamenti da donatori privati o dalle autorità sanitarie globali.

Erika Salvatori

Fonte: Scientists find way to make diphtheria treatment without injecting horses with toxin. doi:10.1126/science.aba9484

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