Cancro e invecchiamento? Per le tartarughe giganti delle Galapagos non sono un problema!

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Nel 2012, la specie di tartarughe giganti Chelonoidis abingdonii, un simbolo delle Isole Galapagos, si sono estinte. L’ultimo individuo, Lonesome George, è morto all'età di 100 anni. Dal nostro punto di vista, un secolo è parecchio tempo, ma si può dire che George fosse ancora nel fiore degli anni: la sua specie può vivere fino a 200 anni! Quale è il trucco? L'analisi del DNA di Lonesome George e di un'altra specie di tartarughe giganti (Aldabrachelys gigantea) ha messo in luce le caratteristiche di questi animali, tra cui la loro resistenza al cancro e all'invecchiamento.

Scienziati da oltre 10 diversi istituti di ricerca hanno collaborato a un progetto per analizzare il DNA delle tartarughe giganti delle Galapagos. Famose per essere tra le specie che hanno aiutato Charles Darwin a formulare la sua teoria dell'evoluzione e selezione naturale, il loro contributo alla scienza non si è ancora esaurito. Le tartarughe giganti sono tra gli animali che vivono più a lungo sulla Terra: gli scienziati ritengono che il segreto della loro longevità risieda nel DNA.

Il rischio di cancro aumenta con l’età…ma non per le tartarughe!

Quando invecchiamo, il nostro corpo inizia a commettere sempre più errori, ad esempio durante la replicazione cellulare. Il sistema di riparazione del DNA inizia a perdere colpi e le mutazioni avvengono con maggiore frequenza. Sebbene vi siano eccezioni, il cancro è considerato una malattia dell’età adulta, il cui rischio aumenta col sopraggiungere della vecchiaia. Durante la loro lunga vita, le tartarughe giganti dovrebbero ammalarsi di cancro più spesso di quanto effettivamente non facciano: apparentemente, le leggi dell'invecchiamento non valgono per loro allo stesso modo che per noi. Eppure, le tartarughe e gli esseri umani hanno in comune fino al 90% del loro DNA: forse, è quella differenza del 10% a rendere interessante il confronto.

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Uno sguardo al genoma di George

Dall'analisi del genoma di George, sono emersi risultati interessanti, specialmente dal confronto col DNA umano. Gli stessi geni "buoni" sono presenti in entrambe le specie con la medesima funzione, ma sembra che le tartarughe ne possiedano delle copie extra. Alcuni sono già stati associati a un “buon” invecchiamento nell'uomo e prendono parte alla regolazione del metabolismo, alla modulazione del sistema immunitario, alle funzioni mitocondriali e alla comunicazione cellulare.

Per quanto riguarda il rischio di cancro, le tartarughe giganti hanno più di un asso nella manica. Alcune varianti esaminate nel genoma di George sono associate alla riparazione del DNA e alla risposta allo stress e riducono la frequenza di errori durante replicazione cellulare. È stato anche osservato che numerosi geni tradizionalmente associati alla soppressione dei tumori risultano espansi (quindi presenti in due o più copie) nelle tartarughe giganti rispetto agli altri vertebrati e il loro sistema immunitario è molto più efficace nell’immunosorveglianza, il processo di controllo ed eliminazione delle cellule mutate quando sono ancora in una fase precoce.

Perché è importante?

Le tartarughe possono sembrare animali molto diversi da noi, ma in realtà condividiamo la maggior parte del nostro DNA. E questo vale per ogni forma di vita sulla Terra. Siamo tutti profondamente interconnessi: possiamo sembrare diversi nell’aspetto esteriore, ma i processi biochimici e fisiologici alla base della vita sono uguali per tutti. La speranza è che questa ricerca aumenti la comprensione dei fenomeni dell'invecchiamento e del cancro anche negli esseri umani.

Ma lo scopo è anche un altro, e riguarda la tutela e conservazione delle popolazioni in natura.  Diverse specie di tartarughe giganti sono a rischio di estinzione. George aveva rappresentato un'icona: non abbiamo potuto salvare la sua specie, ma possiamo continuare a studiare per comprendere la biologia di queste creature, al fine di salvaguardare le popolazioni attualmente in pericolo, sempre che sia ancora possibile. I ricercatori che hanno preso parte in questo studio hanno voluto raccogliere l'eredità lasciata da George, che "include una storia scritta nel suo genoma la cui rivelazione è appena iniziata".

Erika Salvatori

Fonte

Víctor Quesada, et al. Giant tortoise genomes provide insights into longevity and age-related disease

Nature Ecology & Evolutionvolume 3, 87–95 (2019)

Tags: cancro invecchiamento tartarughe giganti

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